Dal piatto al pasto, dalla tavola ai modi di consumo, dalle tecnologie culinarie al vasellame, dagli ambienti domestici all’architettura dei ristoranti, dalla città al territorio circostante, dalla regionalità al pianeta nella sua generalità: i linguaggi in cui si declina l’enogastronomia sono molti.
Così, in questi ultimi anni, intorno a tutti gli aspetti del cibo sono cresciuti in modo significativo l’attenzione, gli studi e lo sviluppo della comunicazione. Gianfranco Marrone fa il punto sulle principali caratteristiche del discorso gastronomico nella cultura contemporanea e approfondisce quattro diverse dimensioni dell’enogastronomia: la struttura delle ricette di cucina, le differenti figure del cuoco nella contemporaneità, le forme della convivialità, le retoriche legate al vino e alla sua comunicazione.
Riferimenti visivi
L’intero volume è costellato di rimandi a piatti, spazi, opere e architetture.
Raccolte qui sono le corrispondenti immagini.
Capitolo 1
Capitolo 2
Paragrafo 5 – Impiattamenti
Licata (Ag), Acciuga a Beccafico a Mare, La Madia di Pino Cuttaia, tipico impiattamento da fine dining, con una cornice ribadisce l’idea del piatto come opera d’arte Un esempio di fotografia di food porn, inquadratura ravvicinata che fa sfacciatamente emergere la sostanzialità della pietanza
Paragrafo 8 – Galatei
Nando gira la sedia prima di sedersi, al modo, secondo lui, degli americaniIl cappellino a tavola e il fare scompostoNando sputa la pietanza presunta americana Mando mangia i maccheroni voracemente.
Paragrafo 9 – Ambienti
Baschi (Terni), Casa Vissani, sala da pranzo da cui si può osservare lo spettacolo della cucina, reso tale dalla gran cornice che, isolandolo, lo mette in rilievo (foto G. Marrone)Immagine di uno chef’s tableImmagine pubblicitaria di una cosiddetta cucina abitabile: la ‘penisola’ dove si trovano i fornelli e il bancone antistante segnano la separazione fra gli spazi della cucina (dove sta il tavolo da pranzo) e del living, senza però dividerli del tutto. È possibile girarci intorno. In tal modo lo spazio domestico diviene più dinamico, animato.
Capitolo 3
Paragrafo 5 – Competenze e incompetenze
Differenti versioni della ricetta del risotto alla milanese
Si coglie molto bene in questa serie di ricette della stessa pietanza la progressiva espansione del testo della ricetta, che passa dalle poche parole di Artusi (che si rivolge a un pubblico già assai competente, il quale sapeva, per es., che cosa significa “tirare a cottura”) alla presenza delle immagini in giallozafferano.it, necessarie per rappresentare visivamente le varie fasi del risotto, ivi compresi i cambiamenti di colore della cipolla o del riso.
Artusi, Risotto alla milanese II, ricetta n. 79
Riso, grammi 500. Burro, grammi 80. Midollo di bue, grammi 40 Mezza cipolla. Vino bianco buono, due terzi di bicchiere. Zafferano, quanto basta. Parmigiano, idem.
Tritate la cipolla e mettetela al fuoco col midollo e con la metà del burro. Quando sarà ben rosolata versate il riso e dopo qualche minuto aggiungete il vino e tiratelo a cottura col brodo. Prima di ritirarlo dal fuoco e mandatelo in tavola con altro parmigiano a parte.
Pellaprat, Risotto alla milanese
per sei persone
500 g di riso Vialone o Maratelli; 80 g di parmigiano; 120 g di burro; 30 g di midollo di bue;2 g di zafferano; 20 g di cipolla; 8 di circa di buon brodo, salato.
Tempo di cottura: 15-18 minuti.
Tritare finemente la cipolla e metterla a soffriggere con 30 g di burro ed il midollo passato al setaccio. Quando ha preso un colore biondo chiaro, aggiungere il riso e lasciar rosolare per qualche minuto rimestando sovente. Bagnare con metà del brodo bollente e unire lo zafferano preventivamente fatto sciogliere in poco brodo. Durante la cottura aggiungere a più riprese il restante brodo. Qualche minuto prima che la cottura sia ultimata aggiungere il parmigiano grattugiato e il burro. Rimestare in modo che il risotto risulti ben legato.
Nota: esclusione assoluta di lardo o pancetta, olio, vino bianco.
[Ricetta codificata ufficialmente dall’Associazione Italiana Cuochi (Venezia, maggio 1963)].
Bay, Cuochi si diventa
Alla milanese (le espressioni sottolineate rinviano ad altre parti del ricettario, dove vengono spiegate a parte)
Per 4. Seguendo la procedura base, tostate 360 g di riso Carnaroli e sfumatelo con 1 bicchiere di vino bianco secco, con l’alcol, che smorzerà il sapido del midollo. Portate a cottura con brodo di manzo, particolarmente poderoso, unendo fin da subito 4 cucchiaiate di soffritto di cipolle e 40 g di midollo finemente tritato e rosolato per 2’ in un pentolino antiaderente. Quando manca 1’, regolate di sale e unite abbondante ottimo zafferano in polvere (non amo quelli in pistilli, non si scioglie mai bene) stemperato in 1 mestolino di brodo. Mantecate con 60 g di ottimo burro e condite con 40 g di un grande Parmigiano Reggiano di almeno 3 anni grattugiato. Deve essere piuttosto asciutto, un cucchiaio messo nel risotto deve restare sull’attenti.
giallozafferano.it
Per preparare il risotto allo zafferano cominciate tritando finemente la cipolla (1), dopodiché fate sciogliere, a fuoco lento, 80 gr di burro (2) facendo attenzione che non frigga, quindi aggiungete la cipolla tritata finemente e fatela imbiondire mescolando continuamente con un cucchiaio di legno (3-4).
Unite il riso (5) e fatelo tostare facendogli assorbire bene il burro (6), dopodiché alzate il fuoco e bagnate il riso
prima con il vino (7), che lascerete evaporare, e poi con 2 mestoli di brodo bollente (8); mescolate sempre e, quando questo sarà quasi assorbito, aggiungetene altri 2 mestoli (9). Questa operazione dovrà essere ripetuta fino alla completa cottura
A metà cottura, sciogliete lo zafferano in poco brodo (10) e versatelo nel riso (11) facendolo amalgamare bene (12).
Una volta che il riso ha raggiunto la cottura desiderata va tolto dal fuoco e mantecato con il grana grattugiato (13) e con il resto del burro (14). A questo punto assaggiate il riso e aggiustatelo eventualmente di sale: consigliamo di effettuare questa operazione poco prima del termine della cottura, in quanto il riso viene bagnato con il brodo che è già salato di per sé, quindi è meglio controllare il grado di sapidità al termine, per evitare brutte sorprese. Prima di servirlo, è meglio lasciare riposare il risotto allo zafferano per qualche istante (15), in modo che possa insaporirsi ulteriormente. Spargete i pistilli di zafferano sul risotto per decorare i piatti di portata.
Capitolo 5 – A tavola: forme della convivialità
Paragrafo 2 – Dall’euforia alla disforia
Mensa vuota a Tel Aviv, 8 ottobre 2023Mensa vuota a Roma, stesso giorno.Gaza, Tavola collettiva lungo la striscia, 2 marzo 2025: la prima ripubblicata su Internazionale del 3 marzo 2025, la seconda postata su Instagram il giorno stesso.Gaza, Tavola collettiva lungo la striscia, 2 marzo 2025: la prima ripubblicata su Internazionale del 3 marzo 2025, la seconda postata su Instagram il giorno stesso.JR, “Kikito” e “Giant Picnic”, tra Tecate e San Diego, California, 2017.JR, “Kikito” e “Giant Picnic”, tra Tecate e San Diego, California, 2017.
Paragrafo 3 – Oscillazioni nelle mense
Fabio Novembre, In punta di piedi, Milano, Refettorio Ambrosiano (foto G.Marrone). Ecco un caso interessante in cui il progettista prende alla lettera la celebre catacresi “le gambe del tavolo”, in qualche modo realizzandola.
Capitolo 6
Paragrafo 6 – Il discorso del vino
Esempi di etichette di vini naturali (dal sito Triple-A)
Cantina dell’azienda Petra, a Suvereto, Alta Maremma, progettata da Mario Botta.San Casciano, cantina Antinori, progetto dello studio Archea Associati, ingegnerizzazione di Hydea, che ne ha curato la realizzazione (scorci).San Casciano, cantina Antinori, progetto dello studio Archea Associati, ingegnerizzazione di Hydea, che ne ha curato la realizzazione (scorci).“L’Acino” dell’azienda vitivinicola Ceretto, progetto di Luca e Marina Deabate, a Bernardina Alba. “L’Acino” dell’azienda vitivinicola Ceretto, progetto di Luca e Marina Deabate, a Bernardina Alba. Scorcio della cantina Planeta “Feudo di Mezzo”, a Passopisciaro, progettata da Santi Albanese e Gaetano Gulino, all’interno di una colata lavica.La cantina “Verzella” di Alta Mora, costruita a Castiglione di Sicilia su progetto Rubinoeassociati, gioca anch’essa coi materiali: si tratta di un edificio rivestito totalmente in Cor-Ten, una lega metallica producente un acciaio, praticamente non corrodibile, che cambia di colore nel tempo, sfidando e insieme imitando la roccia del vulcano.